Oltre il teatro innocuo: ritornare al fuoco dell’esperienza teatrale

C’è un teatro che mostra e un teatro che genera possibilità. Condividiamo profondamente questa riflessione di Francesco Cassanelli: la sua denuncia di una deriva commerciale rispecchia la nostra stessa visione, che rifiuta le logiche del consumo per rimettere al centro del nostro lavoro il senso più autentico della scena.

“Sono attore, regista, pedagogo. Insegno Pedagogia e Teatro, ma prima di tutto cerco di abitare la presenza: trasformare la scena in un dispositivo vivo di ascolto, relazione, esperienza e cittadinanza.

Il teatro, per me, fin dagli anni 70, non è semplicemente il luogo in cui si produce uno spettacolo.

È uno spazio politico nel quale le persone possono incontrarsi, esporsi, interrogarsi e costruire insieme nuovi significati per sé e per il mondo.

Per questo ho sempre creduto nel valore del processo più che nel semplice risultato, nell’esperienza più che nella rappresentazione, nella relazione più che nell’applauso.

È anche da qui che nasce la mia idea dell’attore educatore: un artista capace di mettere il proprio corpo, la propria voce, la propria presenza e il proprio sapere teatrale dentro processi che non producono soltanto spettacoli, ma trasformazioni. Un teatro che non si limita a mostrare, ma genera possibilità.

Eppure che fatica!!!!

Sono stanco di un teatro diventato per il 90% innocuo, fatto di applausi comodi, consenso facile e spettacoli che finiscono senza lasciare traccia.

Un teatro che ha paura di esporsi e di interrogare il presente. Un teatro che confonde il successo con il significato.

Mi manca il fuoco dell’esperienza. Mi manca quella vertigine che nasce quando sulla scena accade davvero qualcosa e nessuno — spettatore, attore, comunità — può uscirne esattamente come è entrato.

Perché il teatro, quando è necessario mette in crisi, apre domande, crea relazione, restituisce responsabilità.

E se la scena smette di educare, di interrogare e di scavare nella comunità, rischia di diventare soltanto una macchina per produrre spettacolo.

Io, invece, continuo a cercare un teatro che abbia ancora il coraggio di essere necessario.

Non so se sono stanco del teatro. Forse sono stanco di un teatro che ha dimenticato perché esiste.”

Fonte: https://www.facebook.com/share/p/1EtdGEsKr5

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