Rassegna stampa di “Grido Silenzioso”

 

recensione

Compagnia Teatri Dell’Era

GRIDO SILENZIOSO – NON SONO UN’EROINA

Di e con Federica Zambelli

Diretto da G. Luca Righetti

Liberamente tratto dal libro “preghiera per Chernobyl di Svetlana Aleksievic

e dai racconti delle donne di Caffé Babele

ATTO UNICO

Durata: min. 75

E’ una voce di donna a legare due punti lontani nel tempo e nello spazio. Cernobyl, 1986 e Italia, 2007. Sono questi la partenza e l’arrivo del racconto di Ljusja, che ci parla da una stazione dei treni italiana, mentre parte per l’ennesimo tentativo di felicità.

Ljusia, dopo aver perso il marito nella tragedia di Cernobyl, lei stessa sopravvissuta alla bonifica e alla diaspora successiva, arriva in Italia. Il racconto dettagliato della tragedia vissuta dalla sua famiglia, lascia spazio poi alla realtà dell’immigrazione e del lavoro nero come badante che trova in Italia.

Badante, come la maggior parte delle nostre donne che sono qui, che nome strano, all’inizio non riuscivo nemmeno a pronunciarlo – seguiamo le parole della protagonista di questa storia – Ecco, questa è la guerra della mia generazione. Lo dico perché è davvero così. Il nostro popolo è dovuto partire di nuovo, lasciare tutto e combattere in questo nuovo paese per sopravvivere”. Il suo discorso porta a interrogarsi sul destino di popoli che si trovano in continuo esodo e alle prese con frontiere fisiche e mentali, che ogni giorno vengono aumentate.

Ma è una guerra molto particolare – continua Ljusja – Perché questa volta ad andare al fronte non è toccato agli uomini, questa volta è toccato a noi, le donne. I nostri uomini, gli eroi, pronti a morire per la patria sono rimasti soli, senza donne e si consolano con la vodka che aiuta a curarsi non soltanto dalle radiazioni. E anche se io credo che la guerra non ha volto di donna, noi siamo qui a combattere, ma non sono un’eroina, di questo ne sono sicura”.

E in questa guerra silenziosa ci porta la protagonista. Lotta quotidiana per una vita dignitosa, contro la spersonalizzazione dell’Occidente che indica tutte queste storie come “Immigrazione clandestina”, come se fosse un reato cercare con il proprio lavoro di permettere alla propria famiglia di sopravvivere. Da vittima del disastro tecnologico più clamoroso della storia dell’uomo, a donna dell’Est, che appartiene al popolo degli immigrati. “Sono ucraina adesso, ma qui non ho il documento di identità perché il mio visto turistico è scaduto. A volte ho paura di perdermi.”

Come Lujsja, molte sono le donne dell’Est europeo in Italia, ed é proprio dalle testimonianze raccolte tra di loro che la storia ha preso vita. Le migranti che Federica Zambelli ha incontrato nella stesura del copione di “Grido Silenzioso”, prendono parte all’iniziativa Caffè Babele (progetto a cura dell’Associazione Ya Basta! di Reggio Emilia in collaborazione con Progetto Melting Pot Europa).

Tutte queste esperienze si sono raccolte nella voce di Lujsja, che rappresenta il passato e il presente di popoli in fuga, sopravvissuti, in guerra e completamente spersonalizzati e abbandonati nella loro esperienza di migrante. Ed è sempre con le parole della protagonista che vogliamo chiudere “Quindi forse sto espiando un peccato che non so di aver commesso, o forse è il nostro popolo intero che deve espiare questo peccato. In che cosa saremo per sempre coinvolti? Però deve essere un peccato molto grande che abbiamo commesso, visto che non è bastato Chernobyl ma ho dovuto subire un’altra evacuazione forzata per poter sopravvivere”.

 

Lo spettacolo è dedicato alle donne ucraine del Caffé Babele che hanno contribuito alla sua stesura.

Il monologo è stato al centro di un servizio giornalistico della trasmissione “Rotocalco” di Enzo Biagi.

 

 

 

il manifesto sabato 24 marzo 2007

storie

Tra le <<badanti>> immigrate di Reggio Emilia

 

Le rivoluzionarie del caffè Babele (http://www.meltingpot.org/articolo10087.html)

 

il caffé Babele non è soltanto un punto d’incontro in cui si parla dei problemi legati ai diritti. Figurarsi, a pranzo si chiacchiera di tutto: la vita, le amicizie, la famiglia lasciata a casa, i figli. E’ proprio nel mezzo di queste pigre conversazioni che a Federica Zambelli – di mestiere attrice teatrale – si è come accesa un lampadina: <<Mi sono accorta che sì, conoscevo tutto sulla Bossi-Fini, sui regolamenti, le norme e su che cosa voglia dire essere immigrato in Italia, ma non sapevo un bel niente dell’immaginario di queste donne, del loro passato, nonostante avessi fatto tante battaglie con loro>>. Per esempio, ha scoperto Chernobyl.

<<Sì, si può dire che l’ho scoperto. Certo, sapevo quello che era accaduto, me lo ricordavo bene, ero una ragazzina quando è successo: mi sembrava di sapere l’essenziale. E invece no. Qui, tutti hanno un parente più o meno vicino che è stato coinvolto in quella tragedia. Malattie con cui si combatte ancora oggi, persone care che morirono all’epoca>>. Federica, oltre a prendere una cartina e rendersi conto di dove si trovi Chernobyl, visto che non ne aveva idea, ha iniziato ad ascoltare e appuntare le storie delle donne di caffé Babele, a fare domande, a leggere libri.

Ne è nato uno spettacolo, Grido Silenzioso ovvero Non Sono Un’Eroina, diretto da Righetti G. Luca, ispirato al libro <<Preghiera per Chernobyl>>, della poetessa ucraina Svetlana Aleksievic e, ovviamente, alle storie delle donne di Caffé Babele …

Federica sul palco si trasforma in una perfetta donna ucraina, che arriva in una stazione ferroviaria italiana e ha già il contatto per lavorare come badante. Aspettando il treno – e mangiando ogurzy – ricorda quella notte a Chernobyl, quando suo marito, pompiere, intervenne nell’incendio. E poi i misteri e i segreti, la sua insistenza per curare quel marito gonfio che cambiava colore, nascondendo di essere incinta. <<Chi sapeva, come potevamo sapere?>>, è la frase che ripete Federica. Che abbia colto nel segno lo si capisce dai singhiozzi in sala: veri e propri pianti a dirotto da parte delle donne ucraine che assistono allo spettacolo. Quando si riaccendono le luci, è un’ovazione. E il complimento più bello per l’interprete-autrice: <<Sembra proprio che ci sia stata anche tu>>. Invece Federica è solo un’assidua frequentatrice dei tavoli di legno del caffé Babele.

 

Cinzia Gubbini

inviata a Reggio Emilia

 

Il percorso della Compagnia dei Teatri dell’Era ha attraversato varie modalità espressive durante i tanti anni di attività: il Teatro di Strada, il Teatro di Prosa , il Teatro Danza e la Commedia Brillante.

 

Comune a tutti gli spettacoli è stato l’uso energico del corpo in scena, le musiche autoprodotte, le scenografie impegnative, il numero dei protagonisti, sempre tanti (a volte anche 12 e mai inferiori a 5).

Tutti spettacoli complicati e tecnicamente impegnativi…

 

fino a che un giorno è nato il desiderio di provare a coniugare forza espressiva e semplicità:

 

Grido Silenzioso è un monologo di 75 minuti recitato da un’unica attrice, spesso seduta, quasi privo di scenografie e nessun cambio di scena. Decisamente uno spettacolo semplice e spoglio di artifizi.

Attraverso la tematica e le modalità registiche /attoriali, riteniamo di aver comunque mantenuto la forza espressiva.

 

 

Grido Silenzioso” è il titolo scelto dalle donne ucraine (a cui noi abbiamo aggiunto “Non sono un’eroina”). E’ uno spettacolo costruito per il Festival itinerante tra Reggio Emilia e Rimini, Vagando di Arte in Arte che non ha fatto tappa a Modena, abbiamo quindi scelto di organizzare una serata in questo luogo per provarci con un pubblico modenese prima di continuare la nostra turnè che ci sta portando in giro per l’Italia.

 

Siamo orgogliosi che, anche grazie al Festival, lo spettacolo non sia passato inosservato ai media, dati gli sforzi impiegati ed i contenuti sociali a cui noi e le donne ucraine del Caffé Babele abbiamo cercato di dare voce, immagine e cuore..

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